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Voce maschile e muta paradossa

Definizione

Per muta paradossa si intende il mantenimento da parte della voce, nell’adolescente o nell’adulto, delle qualità percettive tipiche dell’infanzia, nonostante si sia completata la maturazione organica dell’organo vocale e il soggetto abbia raggiunto la maturità sessuale.

Il paradosso sta proprio in questo: una voce bambina nel corpo di un adulto.

La muta paradossa maschile è stata da sempre collegata a una problematica psicologica e vista come una difficoltà da parte dell’adolescente non di assumere il ruolo maschile adulto ma il ruolo maschile in senso più ristretto. La condanna che una tale visione porta con sé è evidente. Il ragazzo che presenta muta paradossa ha “problematiche di identità di genere”, rifiuta e si oppone alla propria virilità, è “effeminato”,  con la nascita di etichette dai connotati fortemente spiacevoli per colui che se le vede attribuire.

La muta paradossa maschile può essere invece semplicemente un fenomeno adattivo

I cambiamenti strutturali e dimensionali della laringe in età puberale portano la laringe “bambina” del maschietto a raddoppiare il proprio peso, le corde vocali passano nel giro di circa 18 mesi da 8-9 mm a 25 mm, il muscolo vocale si fa (come tutti gli altri muscoli somatici)  robusto, e quindi difficile da gestire in quanto a entità e costanza della contrazione. Tutti questi cambiamenti  sortiscono una inaffidabilità vocale, della quale l’incostanza di registro è il sintomo primario.

Come fare allora?

Avere una voce che si rompe, che passa improvvisamente da grave ad acuta, che cambia timbro nel corso di una frase  è un fenomeno a dir poco imbarazzante. A una voce inaffidabile il ragazzo può preferire una voce “brutta ma affidabile” e imparare ad evitare la rottura vocale (che non potrebbe prevedere) con  con il sollevamento stabile del piano glottico (che può mettere in atto a scopo precauzionale e mantenere volontariamente). La voce sarà più acuta in senso frequenziale e  timbricamente schiarita, ma, quantomeno, non lo lascerà muto nel mezzo di una frase.

A una voce del genere ci si può anche abituare. La famiglia, il ragazzo stesso possono interpretarla come una caratteristica individuale e l’alterazione di postura glottica può stabilizzarsi, come abitudine fonatoria, in modo del tutto inconsapevole.

Cosa accade col tempo?

Una modalità fonatoria così faticosa col tempo determina una decadenza della capacità contrattile del muscolo tiroaritenoideo (al quale si deve la adduzione cordale e quindi la fonazione) e intorno alla quarta, quinta decade di vita la voce da un po’ troppo acuta diviene soffiata, da soffiata addirittura afona.

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