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Perché alcuni uomini hanno voci femminili?

L’attribuzione di una voce a uno dei due sessi dipende da più fattori, uno dei quali è la sua frequenza fondamentale.

Distinguere un uomo da una donna dalla frequenza della voce

Il range di frequenze nelle quali la voce parlata è prodotta è tipico in ciascuno dei due sessi (da 80 a 140 Hz  in quello maschile, da 180 a 250 Hz in quello femminile). Ciò permette, anche in assenza di altri riferimenti, l’attribuzione di genere e l’identificazione in uomo o donna di chi ci sta parlando al telefono.

Quando però l’andamento di frequenza fondamentale si situa in una zona neutra (da 140 a 180 hz)  il riconoscimento unicamente su base percettiva acustica è impossibile e occorre far ricorso ad altre caratteristiche della comunicazione per parole (ad esempio la qualità della prosodia, il timing, la presenza di aspetti linguistici sia semantici che sintattici) se non sono presenti altri indicatori più specifici, quali l’aspetto fisico, la camminata, la gestualità,.

Non è raro che un paziente maschio, che abbia una frequenza fondamentale troppo acuta, si lamenti di essere scambiato per una donna al telefono o di essere deriso per la qualità femminile della sua voce. Nonostante questo possa scatenare ilarità nel gruppo degli amici, le conseguenze per il soggetto possono essere molto dolorose, arrivando sino al ritiro sociale o alla scelta di lavori che non obblighino al contatto col pubblico

Ma perché un maschio attua una simile fonazione?

Le ragioni sono molteplici e valgono la riflessione, per troppo tempo infatti sono stati identificati col termine generico di muta paradossa quadri diversi, causando una notevole confusione nel riconoscimento delle loro cause e, conseguentemente, nei criteri di presa in carico logopedica.

 

La muta paradossa e la disforia di genere

Col termine muta paradossa si identifica una specifica condizione nella quale la voce  mantiene alcune delle caratteristiche dell’infanzia nonostante il completamento dello sviluppo puberale, dando origine appunto al paradosso di una voce bambina in un corpo adulto.

Questo particolare evento si manifesta sia nei maschi che nelle femmine ma nei primi assume maggiore espressività sintomatica poiché in essi il mantenimento di una qualità infantile è attuato attraverso l’incremento frequenziale, mentre nelle femmine, nelle quali la differenza in Hz tra voce infantile e adulta è minima, l’infantilizzazione si attua mediante alterazioni della fonoarticolazione (che diminuisce la forza e assume tratti manieristici), l’andamento prosodico (che incrementa la melodia) e l’utilizzo di uno schiarimento timbrico operato dal vocal tract.

La muta paradossa è un disturbo mentale ed è correlato al disagio dell’adolescente nel ritrovarsi nel corpo mutato di un adulto. Essa è quindi espressione della sofferenza dovuta a un disequilibrio tra i tempi di maturazione dell’io corporeo e quelli dell’io psichico.

L’avverarsi della messa in atto di una muta paradossa può essere dovuto a un accrescimento dell’apparato vocale, pur a tempo debito,  troppo rapido, che non lascia alcun tempo di adattamento, o troppo precoce, in un periodo della vita nel quale il giovane si confronta con coetanei ancora dotati di vocalità infantile.

Il disagio in entrambi i casi può essere enorme e la soluzione di falsificare la propria voce, per adattarla nel primo caso all’età percepita e nel secondo caso al gruppo sociale, può essere un rimedio per conquistare la serenità, salvo poi ritrovarsi, in età adulta, prigionieri della falsificazione stessa (ottenuta di solito con il sollevamento laringeo) e incapaci da soli di ripristinare una fonazione fisiologica.

Nonostante la voce presenti aspetti simili (incremento di frequenza) il quadro percettivo della muta paradossa  è ben diverso da quello che può presentare una disforia di genere, nella quale il giovane maschio non si riconosce non nel proprio corpo adulto ma nel proprio sesso e tenta di adattare anche il segnale vocale alla identità sessuale percepita. In questo caso anche i tratti femminilizzanti prosodici e linguistici vengono ricercati e possono, a volte, divenire prevalenti.

Nel sesso maschile alterazioni della voce in incremento frequenziale si possono avere anche per ragioni del tutto diverse.

 

La muta adattiva

La muta maschile presenta alcune caratteristiche funzionali tipiche dovute alla instabilità adduttoria:

  • lo scivolamento di registro (cioè il passaggio subitaneo e incontrollabile, durante la fonazione, al registro di falsetto con cambiamento repentino e percettivamente molto sgradevole della qualità della voce e rottura della uniformità timbrica),
  • le rotture vocali (soprattutto in voce cantata o in fonazioni ad alta intensità),
  • gli esordi di frase in voce più acuta della abituale.

Quando l’instabilità è eccessiva, tanto  da generare imbarazzo nell’adolescente, un possibile rimedio può essere trovato nel sollevamento laringeo, che, in ragione dell’effetto addutorio sulle corde vocali, permette una maggiore affidabilità della voce anche se al costo  di un suo incremento frequenziale.  A questo tipo di alterazione della voce  può essere dato il nome di muta adattiva, trattandosi infatti di un adattamento del meccanismo fonatorio alle difficoltà (transitorie) di produzione del segnale.

La maggior parte dei quadri diagnosticati come muta paradossa sono mute adattive e nulla hanno a che fare con la difficoltà di identificarsi nella nuova condizione di adulto.

A questi soggetti, come a coloro che incorrono in una vera forma paradossa, può non essere facile il ritorno alla normale adduzione cordale su piano neutro. Il prolungato sollevamento laringeo produce inevitabilmente danni al sistema muscolare adduttorio e la ricerca di una situazione posturalmente più comoda per la laringe e di una frequenza fondamentale adeguata si accompagna alla comparsa dei sintomi inevitabili di una fonastenia anche grave (fuga d’aria, impossibilità di gestione delle intensità).

Non è raro inoltre che in questi pazienti, destinati a divenire fonastenici sin dalla giovinezza, col tempo le pieghe ventricolari aggettino e che alla qualità schiarita della muta paradossa o adattiva si aggiungano la caratteristica raucedine o addirittura una diplofonia da false corde.

 

Occorre poi ricordare che, oltre che in questa situazione funzionale e nelle due precedenti di natura psicogena,  la frequenza fondamentale di un uomo può presentare valori nettamente superiori alla media in condizioni patologiche.

Malformazioni congenite, quali le sinechie del tratto anteriore della glottide e il sulcus, possono obbligare a fonazione in sollevamento laringeo per ottenere un contato cordale in grado di produrre il segnale glottico.

Infine va considerato che l’involuzione fisiologica  porta con sé atrofia del muscolo e incapacità adduttoria, anch’essa compensata in sollevamento.

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