Perché i genitori non si accorgono che il loro bambino piccolo è già disfonico?

La domanda invita a una riflessione. E’ infatti stupefacente che bambini in età di scuola dell’infanzia che vengono portati in valutazione foniatrica o logopedica per le più differenti ragioni, presentino una importante disfonia della quale i genitori sembrano non accorgersi.

Le ragioni di un fatto così comune possono essere molteplici. Il disturbo per il quale il bimbo arriva nell’ambulatorio ha così assorbito l’attenzione dei genitori da non lasciare spazio all’accorgersi della brutta voce. La voce è intesa come elemento accessorio e, basta che il bimbo vocalizzi o parli, tutto va bene. La famiglia è nella sua complessità portatrice di un disturbo di comunicazione (i suoi componenti sono urlatori? tachilalici?) e, come tale, cieca al problema. Uno dei genitori o entrambi hanno problemi vocali sottovalutati.

A mio parere la ragione è più semplice e del tutto correlata a come si manifesta la disfonia in un piccolo bambino.

Nelle prime età della vita la laringe del bambino presenta una netta tendenza edemigena. L’abuso vocale e il doppio insulto causato dall’uso della voce intensa (contatto corda a corda violento + microtraumatismo prodotto alla superficie inferiore cordale dalle alte pressioni sottoglottiche) producono aumento della permeabilità capillare con imbibizione della sottomucosa (a quell’età di struttura ancora non compatta) e aumento della massa cordale.

Un bimbo in età prescolare che urla non ha i segni tipici della disfonia, come si manifestano in età scolare (fuga d’aria, impossibilità alla gestione delle intensità). Un bambino piccolo ha un vocione. Le corde, aumentate nelle loro dimensioni incrementano le resistenze glottiche, riducendo la fondamentale ma permettendo, contemporaneamente, il contatto adduttorio.

Quindi la voce c’è. E’ aggravata, magari occasionalmente diplofonica ma “non viene meno”. E nessuno se ne preoccupa.

 

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