Perché è difficile rimanere intonati da anziani?

L’intonazione si compone di due momenti successivi: la messa in voce (devo esordire alla frequenza della nota richiesta) e il passaggio di nota (devo passare con precisione di nota in nota per tutta la durata della mia emissione). Essere intonati è quindi una questione “tutta laringea”.

Possiamo riconoscere alcuni fattori che ci permettono, al pieno delle nostre capacità, di rispondere positivamente a queste due richieste.

La variabilità dell’assetto glottico

Il primo è rappresentato dalla possibilità di variare in tempo reale, in relazione alle necessità, l’assetto glottico, portando il generatore di segnale ad assumere quelle caratteristiche che lo rendono capace di produrre la nota richiesta.

Con il termine assetto glottico intendo quel particolare modo di presentarsi del generatore relativo alla lunghezza, tensione e massa delle corde vocali, all’area della glottide e alla qualità del contatto bordo a bordo.

Chi permette alla glottide di cambiare questi parametri è l’azione della muscolatura intrinseca (principalmente l’allungatore e l’accorciatore) e quella della muscolatura estrinseca che agisce, mutando la posizione nel collo della laringe, indirettamente sull’aspetto della glottide.

Faccio un esempio. Se desidero ridurre un poco la frequenza devo incrementare la resistenza glottica, così che la fase di chiusura aumenti in durata e meno atti di apertura/chiusura cordale si avverino nel ciclo vibratorio. Per far questo mi viene in aiuto il muscolo accorciatore che compatta la corda aumentando la massa e con essa le resistenze. Un aumento delle resistenza glottiche però produce parallelamente un incremento di pressione sottoglottica (l’aria deve pressurizzarsi maggiormente per vincere l’ostacolo cordale), evento questo che può portare a un aumento della intensità.

Peraltro un aumento delle resistenze glottiche, con un incremento della pressione sottoglottica, può essere secondario anche a un abbassamento laringeo, cambiamento di situazione posturale questo dovuto non alla muscolatura intrinseca ma all’azione dei muscoli sottoioidei.

Come posso quindi essere intonata? Combinando in maniera armonica i diversi fattori . In altre parole, facendo convergere in sinergia l’attivazione della muscolatura intrinseca ed estrinseca, così da modificare l’assetto glottico in modo preciso e rapido.

Per far questo ho bisogno di più cose: devo avere un perfetto feedback della situazione spaziale laringea (e di conseguenza anche del vocal tract), fatto che necessita di una buona velocità di trasmissione dell’impulso nervoso ascendente. Devo inoltre riuscire a dare comandi rapidi e precisi alla muscolatura intrinseca ed estrinseca e, per far questo, devo disporre di un input discendente altrettanto veloce. Non basta, devo anche disporre di giunzioni neuromuscolari reattive e numerose, cioè di quei dispositivi che sono in grado di tradurre il segnale nervoso in contrattura del muscolo.

Nell’anziano si assiste a un progressivo e inevitabile restringimento dei vasi del piccolo circolo. Alcuni di essi sono deputati alla nutrizione della cellula di Swann che forma quella importante guaina che copre e difende i nervi e ne rende veloce la trasmissione dell’input all’interno. Conseguenze: difficoltà di percezione dello stato delle cose alla periferia e lentezza del comando motorio. A quest’ultimo problema però se ne aggiunge un altro: le giunzioni neuromuscolari si diradano, col risultato che non solo la contrazione arriva con lentezza ma non arriva a tutte le fibre muscolari. Ecco perché essere intonati è difficile.

La capacità contrattile

C’è un’altra ragione che rende difficoltoso il mantenimento della prestazionalità vocale nella età avanzata. Come tutti i muscoli anche i muscoli intrinseci laringei vanno incontro a fenomeni di impoverimento cellulare (la sarcopenia) ai quali si aggiunge una minor capacità di utilizzare l’ossigeno che giunge dal torrente ematico (riduzione della funziona ATPasica). Il tutto si traduce in muscoli più sottili, meno capaci di contrarsi e più affaticabili.

Quando il fenomeno colpisce il muscolo tiroaritenoideo la corda vocale si fa sottile, la glottide in fonazione appare ovalare, il contatto cordale si limita al terzo posteriore.

E’ per questo che da anziani è così difficile salire verso gli acuti e quasi sempre impossibile cantare in falsetto. Più la frequenza cresce, più la corda si allunga ma una corda smagrita, assottigliata e impoverita allungandosi non è in grado di mantenere l’adduzione e la voce si rompe a meno che non si metta in atto un ipertono sovraglottico o non ci si aiuti facendo slittare medialmente le aritenoidi per ottenere un contatto, anche se labile, innalzando il piano glottico.

Questa necessità di sollevare la laringe per arrivare agli acuti, anche se qualche volta permette di fonare nella zona estrema della precedente estensione, porta con sé un carico eccessivo per la muscolatura sovraioidea, che può iniziare a tremare per lo sforzo (generando un falso vibrato) e, in ogni caso, lede le miofibrille del tiroaritenoideo operando uno stretching in fase di contrazione.

 

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